Starò fuori (in tutti i sensi) per qualche giorno. Dove? Vi lascio un indizio. Trovarlo non arrosto non è stato mica facile, eh?
Forse riuscirò a collegarmi ma intanto...bye bye, see you later.
"La pecora abruzzese? E' molto simile a quella afgana". Una semplice constatazione di un pastore, Nunzio Marcelli, presidente dell'Arpo, Associazione Regionale Produttori Ovicaprini d'Abruzzo ha dato vita ad un progetto che ha come obiettivo quello di insegnare ai kuchi, i nomadi dell'Afghanistan, a produrre formaggio stagionato. L'iniziativa denominata "Enduring cheese" (Formaggio duraturo) è una delle 1000 "storie" di buone prassi che la campagna "Scommessa Italia", progetto delle Acli, sta raccogliendo in tutta Italia per valorizzare le esperienze di solidarietà di piccoli corpi associativi, cooperative, scuole, aziende, medici, studenti, privati. "Enduring cheese" ha portato risultati importanti in un paese dal drammatico problema della malnutrizione. E" nata dopo diversi viaggi compiuti a Kabul da Marcelli sotto segnalazione di un amico cooperante. "Ho riscontrato subito delle affinità di problematiche - racconta il presidente - che mi hanno fatto pensare di poterli aiutare con la mia esperienza: le loro preoccupazioni per il gregge sono le stesse che ho io, il mio modo di condurre il pascolo è lo stesso. A loro però mancano delle tecniche importanti". Il formaggio italiano ha fatto presto "colpo" sui pastori afgani che conoscono soprattutto la tecnica di coagulazione lattea con cui si produce lo yogurt da consumare entro pochi giorni e non quella presamica che permette una conservazione anche di mesi del formaggio. "Siamo riusciti in un anno - racconta Marcelli, forse unico laureato che ha scelto la pastorizia come mestiere - ad attivare attività autonome di micro-imprenditorialità, finanziandone anche le fasi di avvio. I pastori non producono più di trenta litri di latte, ma riescono a venderlo e a sfamarsi". L'Arpo ha agito aiutata da un co-finanziamento della regione Abruzzo e con la collaborazione preziosa dei militari italiani del Camp Invicta, dell'Ambasciata italiana a Kabul e dei cooperanti che hanno organizzato dimostrazioni su come si fa il formaggio con le tribù semistanziali di pastori nomadi vicino Kabul. "Non è stato facile rompere il ghiaccio con i pastori afgani. Io ad essere sincero ho fatto colpo con la mia fisionomia, barba lunga nera e carnagione scura, venivo scambiato per uno di loro. Poi hanno visto come abbiamo trattato le loro pecore e i trattamenti sanitari svolti, lì è cominciata la collaborazione. Osr - VIDEO

Come dovuto a chi ha contribuito con le proprie offerte alla sua realizzazione ma anche come testimonianza di un impegno costante e fattivo dell' Associazione blogger afghani, troviamo sul blog del nostro amico Nasim Fekrat un dettagliato resoconto del secondo blogging workshop che si è tenuto nell’antica città di Bamian, dal 12 al 15 giugno, (già annunciato qui) con la presenza di decine di giornalisti e scrittori.
Stavolta hanno partecipato due insegnanti occidentali e tre afghani. Fra gli altri Jeffrey Estern, un giovane giornalista americano, che durante la sua lezione ha affermato “ Nel nostro paese, vale a dire gli Stati Uniti, dopo tre poteri costituzionali, i media sono il quarto potere che controlla l’attività del governo. Tuttavia, in passato non vi era alcun organismo a controllare i mezzi di informazione. Dopo anni e con l'introduzione di tecnologia e di internet, è nato il Weblog. Oggi i weblogs controllano i mezzi di comunicazione, a tal punto che ci sono stati diversi casi in cui i bloggers hanno rivelato la disinformazione messa in atto da alcuni eminenti giornalisti che sono stati poi rimossi, di conseguenza, dalle loro posizioni.".
Da rimarcare, ancora, le presenze femminili afghane, sia fra gli insegnanti che fra i partecipanti, segno che, soprattutto fra i giovani, c’è voglia di cambiamento e di libertà, in primo luogo per le donne, ancora oggi vittime di ingiustizie e discriminazioni. Questo è il secondo blogging workshop tenutosi in Afghanistan dopo quello svoltosi a Kabul qualche mese fa e l’Associazione Blogger Afghani ha intenzione di organizzarne di simili in altre città, come Herat; Mazar - Sharif, Jalalabad, Kandahar, Bamyian e Daikundi. E quindi, a rischio di sembrare noiosa, chiedo ancora, a loro nome, il vostro aiuto. Anche un piccolo aiuto (per farlo cliccate qui). Possiamo stare sicuri, viste le testimonianze, che i nostri soldi andranno a buon fine.
Il Blogging è un fenomeno assolutamente nuovo in Afghanistan e la maggior parte delle persone non lo pratica in maniera professionale. Pertanto, questi laboratori diretti dall’ Associazione Blogger afghani potrebbero accelerare e facilitare il processo di professionalizzazione. Oggi la maggior parte dei giovani e degli studenti si rivolgono a questo fenomeno. Nonostante avere accesso a internet sia davvero problematico, sempre più giovani afghani si avvicinano al blogging, e il numero di weblog afghani è in aumento. Fino ad oggi, più di 20000 weblog afghani sono stati registrati dalla gente afghana nei diversi paesi e attraverso vari fornitori di servizi blog, come ad esempio Blogger, WordPress, Blogfa, Persianblog. I direttori del progetto ritengono che promuovere e favorire questo nuovo fenomeno (Weblog) fra la gioventù afghana e gli scrittori possa aiutare la libertà di espressione e istituzionalizzare la democrazia in Afghanistan. Oggi molte riviste emergenti si dichiarano indipendenti e libere ma sfortunatamente sono così legate a tendenze politiche ed a fazioni che praticamente arrivano all’ auto-censura. Il Weblog consente allo scrittore di pubblicare il suo pensiero e le sue critiche liberamente e autonomamente, utilizzando sia il suo vero nome o un nick.
Per quanto mi riguarda non mi rimane che esprimere la mia soddisfazione per aver sostenuto sin dall’inizio un progetto solido, onesto e importante ed aspettare il prossimo workshop, speriamo presto, (ma questo dipende da tutti noi e dalla nostra generosità).
...i girasoli
Romena, 12 anni, ha vinto il premio Unicef per le sue doti artistiche. Ma vive in una tenda con la famiglia, e martedì mattina è stata vittima, con il fratello 14enne, di una brutale aggressione. Lo riferisce il Gruppo EveryOne, associazione che si batte per la cooperazione internazionale nel campo dei diritti umani. L'aggressione è avvenuta la mattina del 17 giugno alle 8. A quanto scrive EveryOne la famiglia Covaciu, romena di etnia Rom, già oggetto di continue peregrinazioni per l’Italia a seguito di vessazioni, minacce e sgomberi, stava uscendo dalla tenda in cui da diversi giorni si era stabilita, in un microinsediamento nella zona Giambellino, quando è stata brutalmente aggredita da due italiani di età compresa fra i 35 e i 40 anni. Rebecca, 12 anni, nota per essersi aggiudicata in Italia il Premio Unicef – Caffè Shakerato 2008 per le sue doti artistiche applicate all'intercultura, e il fratellino Ioni, 14 anni, sono stati prima spintonati e poi picchiati. I genitori, uno dei quali è Stelian Covaciu, pastore della Chiesa Pentecostale, che assieme al fratello maggiore di Rebecca erano accorsi per difendere i figli, sono stati ricoperti di insulti razzisti, minacciati, indotti a lasciare immediatamente l’Italia e subito dopo percossi. I Covaciu a quel punto sono fuggiti verso la stazione di San Cristoforo, in piazza Tirana, e accorgendosi di essere ancora seguiti hanno chiesto aiuto ai passanti. Nessuno è intervenuto. Mentre la famiglia si stava avviando verso il parco antistante la stazione, la signora Covaciu, cardiopatica, è stata colta da un malore.Corriere Una discussione sull'argomento qui
E' on line il nuovo sito del "mio" Marcocolantuono. Fate come se foste nel B.A.R. sotto casa.
Giorgio Bezzecchi è vice-presidente nazionale dell'Opera Nomadi e da anni lavora per la promozione sociale, politica e culturale dei rom a Milano. La sua famiglia vive in un campo a Milano, il padre è stato deportato in un campo di concentramento, a cui fortunatamente è sopravvissuto. Il nonno, deportato in un altro campo non è sopravvissuto. Il 6 giugno scorso tutta la sua famiglia è stata fotografata e schedata, conformemente alle attuali decisioni del prefetto che prevedono un rilevamento completo di tutti i rom residenti nel territorio milanese. E' stato deciso un rilevamento di identità da parte della polizia su base esclusivamente etnica.
Leggiamo sul blog del nostro amico Nasim Fekrat che sta per iniziare a Bamian, il 12 giugno per tre giorni, il secondo blogging workshop organizzato dall' Associazione dei bloggers afghani, dopo quello tenutosi a Kabul qualche tempo fa. Nel suo post Nasim ringrazia tutti coloro che hanno dato il loro sostegno per realizzare questo obiettivo ma si dice molto preoccupato per le pressanti difficoltà economiche e spera che questo a Bamian non sia l'ultimo seminario. I soldi rimasti sono pochi e serviranno per i materiali, per l'affitto del laboratorio informatico, per la connessione internet, il trasporto e il soggiorno. Quindi chiede di nuovo aiuto a tutti noi ed a tutti coloro che hanno a cuore l'Afghanistan e la battaglia per la libertà di espressione. Chi volesse donare, anche una piccola cifra, per sostenere questi ragazzi a raggiungere i loro traguardi può farlo cliccando qui e/o inserendo nel proprio blog il banner per raccogliere le donazioni. Nasim scrive che ci sono state addirittura 49 richieste di partecipazione da Bamian, ma solo 25 accettate, sempre per problemi economici, mettendo in evidenza di aver ricevuto, negli ultimi mesi, molte telefonate da giornalisti, studenti, insegnanti universitari, persone che lavorano nelle ONG che gli chiedevano di andare lì a tenere un seminario per insegnare a bloggare. A chiusura del suo post Nasim lascia un ricordo di Abdul Samad Rohani, il giovane giornalista afghano che lavorava per la BBC, ucciso a Helmand. Ecco, Abdul aveva 25 anni, la stessa età di Nasim, un piccolo contributo dato a questi ragazzi che si battono per un nuovo Afghanistan sarebbe come un omaggio alla memoria di questo reporter co